L’ambiente viene rispettato da chi conserva i nostri dati?

Novembre 15, 2021 | di Cosmin Zaharia

L’ambiente viene rispettato da chi conserva i nostri dati?

E tu ci pensi all’ambiente? L’incremento delle informazioni intorno a noi dovute al costante aumento della digitalizzazione ha portato a un’esplosione del volume di dati generati dall’umanità.

Si stima che nei prossimi cinque anni la creazione globale di dati crescerà fino a superare 180 zettabyte (ovvero 1,8e+14 GB, che per chi non è matematico, sono veramente TANTI dati).

L’analisi è stata condotta da Statista, che nel 2020 ha registrato una impennata di dati senza precedenti, favorita principalmente dalla pandemia, periodo in cui sempre più persone hanno riversato nei loro smartphone quante più informazioni possibili.

Tutte queste informazioni devono in qualche modo essere allocate in un posto fisico, cioè nei cosiddetti data center.

Il problema principale di questi data center è il loro impatto sull’ambiente: l’elettricità che consumano, infatti, arriva ai livelli di quella usata, per esempio, dall’intero Regno Unito, essendo attivi h24 e dovendo essere necessariamente muniti di un adeguato sistema di raffreddamento.

Ciò significa che ogni episodio su Netflix, ogni mail che mandiamo, un pdf che carichiamo su un sito non fa che peggiorare la situazione.

Alcune aziende preferiscono optare per una soluzione più economica, cioè conservare i loro dati in qualche scatola lampeggiante, posizionata in un corridoio solitamente sottoterra, per risparmiare sulla corrente, altri costruiscono da sé i propri data center mentre tutti gli altri scelgono principalmente tra tre opzioni: pagare Amazon, Microsoft o Google.

I grandi fornitori di cloud hanno eliminato le inefficienze nell’hardware e nel software in esecuzione nei loro data center. Eseguono macchine virtuali sui loro server per limitare i tempi di inattività, installano sistemi di raffreddamento personalizzati, automatizzano dove possibile, rendendoli l’unica scelta possibile nel mercato dei data center.

Questa continua ricerca dell’efficienza ha aiutato l’industria dei data center a mantenere il suo fabbisogno energetico abbastanza costante negli ultimi dieci anni.

Che cosa fanno per l’ambiente?

Google Cloud

Google afferma di essere il più grande acquirente di energia rinnovabile nel mondo, grazie ad accordi volti ad aumentare costantemente il suo portafoglio di energie rinnovabili e al finanziamento di progetti per ottenere l’energia.

L’azienda, inoltre,utilizza l’apprendimento automatico per ottimizzare continuamente i suoi data center.

Un bellissimo esempio è l’algoritmo addestrato sui dati meteorologici storici che sa come modificare il sistema di raffreddamento di un data center sulla base dell’ambiente che lo circonda. Il sistema campiona le varie condizioni meteorologiche ogni 5 minuti, cosicché, nel caso di un improvviso calo di temperatura, la struttura sa se apportare più o meno energia al raffreddamento dei server, permettendo quindi di risparmiare sui consumi e sulle emissioni.

Google ha anche annunciato che il suo obiettivo principale è quello alimentare tutte le sue attività con energia a zero emissioni di CO2, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 entro il 2030.

Un progetto ambizioso ma comunque in linea con tutte le sue ultime missioni, tra le quali figurano: l’economia circolare, mappare l’inquinamento dell’aria, utilizzare l’intelligenza artificiale per salvaguardare l’apicoltura. Ulteriori missioni a [questo link].

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Microsoft Azure

L’obiettivo autoproclamato da Microsoft è quello di “far sparire i data center” eliminando totalmente l’impatto ambientale delle sue server farm.

L’azienda è carbon neutral dal 2012 ed i suoi data center funzionano con il 60% di elettricità rinnovabile, con il progetto di portarla al 70% entro il 2023.

Microsoft ha inoltre implementato alcune politiche aziendali uniche, comprese le tasse interne sul carbonio, spingendo alcuni reparti, incluso il team di Azure, a ridurre al minimo il loro impatto sul clima.

L’azienda sta anche facendo grandi investimenti in progetti di energia pulita. All’inizio del 2019, ha stipulato un accordo quinquennale per l’acquisto di energia idroelettrica a Washington e ha iniziato le trattative per l’acquisto di energia da un nuovo parco eolico nello stato. Nello stesso periodo, ha concluso un accordo per un progetto solare da 74 megawatt nella Carolina del Nord. Secondo Brian Janous, direttore generale dell’energia e della sostenibilità, grazie a queste scelte il portafoglio totale di energie rinnovabili di Microsoft arriverà a circa 1,9 GW.

Probabilmente l’azione più eclatante verso l’ambiente è stata la sperimentazione dei data center sul fondo dell’oceano, con lo scopo di abbassare o eliminare il raffreddamento ed altri costi energetici (https://news.microsoft.com/innovation-stories/project-natick-underwater-datacenter/, qualche scatto sc del ritorno alla luce di alcuni data center).

Un’ultima considerazione: l’azienda sta esplorando l’uso del gas naturale per alimentare i suoi data center, sfruttando così una risorsa non rinnovabile che però offre alcuni miglioramenti di efficienza energetica.

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Amazon Web Services

In accordo con quanto dichiarato da Amazon, gli utenti attivi di AWS sono più di un 1.000.000, rendendo il colosso il più grande fornitore di cloud computing, possedendo più di un terzo del mercato.

Nel 2014, il CEO Jeff Bezos ha annunciato un impegno a lungo termine per alimentare tutti i data center aziendali con il 100% di energia rinnovabile; da allora ha costruito diversi parchi eolici e solari.

All’inizio di quest’anno, Bezos ha promesso di raggiungere le emissioni nette di carbonio zero entro il 2040 dopo aver affrontato una significativa pressione da parte dei dipendenti e degli investitori.

All’inizio del 2019, un’inchiesta avanzata da Greenpeace ha accusato Amazon di aver abbandonato il suo impegno per il 100% di energia rinnovabile. Il report ha evidenziato che alcuni dei suoi più grandi data center sono alimentati solo dal 12% di energia rinnovabile; in Virginia, che supporta il nucleo dell’infrastruttura Cloud di Amazon, AWS ha aumentato le sue operazioni del 59% negli ultimi due anni senza aggiungere però alcuna nuova energia rinnovabile, secondo il rapporto di Greenpeace. Amazon ha risposto al rapporto dicendo che è ancora impegnata nel 100 per cento di energia rinnovabile.

L’azienda è stata anche criticata per non aver fornito una chiara tabella di marcia su come l’azienda intende raggiungere il suo obiettivo del 100% di energia rinnovabile.

Infine, AWS sta pubblicizzando i suoi servizi per l’industria del petrolio e del gas. Il sito web vende il suo servizio cloud come un modo per “accelerare e ottimizzare l’esplorazione, la perforazione e la produzione”.

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Ma perchè è così importante che un data center sia il più possibile green? 

Generalmente, le persone pensano che la necessità di diventare green sia dovuta a una crescente consapevolezza del rispetto dell’ambiente, alimentata dalle continue marce e proteste, il che è una buona ragione me la necessità di diventare green – e dunque pensare finalmente all’ambiente – è ispirata da molte altre ragioni commerciali, tra cui:

1. Molte aziende che acquistano servizi di data center sono diventate più consapevoli verso politiche più sostenibili e chiedono che anche i loro data center seguano queste pratiche. Di conseguenza queste optano solo per data center che permettono loro di adempiere al loro impegno “green”.

2. Diventare verdi comporta anche degli incentivi, che aiutano non solo il data center, ma l’economia locale. Il governo britannico, per esempio, offre sgravi fiscali per l’acquisto di apparecchiature con un coefficiente di prestazione, COP, dato dal rapporto tra energia resa (calore ceduto all’ambiente da riscaldare) ed energia elettrica consumata; più il COP è alto e più la macchina è efficiente (basso consumo). In questo caso il governo ha deciso che tali fondi sono indirizzati verso tutte le apparecchiature con un COP maggiore di 3, di conseguenza alcuni data center cercano di offrire apparecchiature con un tale coefficiente.

3. La maggior parte dei data center verdi incorpora innovazioni nel loro design e sviluppo per ridurre il consumo di energia, massimizzare l’uso di materiali riciclati per ridurre i costi e utilizzare attrezzature all’avanguardia per l’efficienza energetica. Un data center green consuma circa il 50% in meno di energia rispetto a un data center convenzionale, che si traduce come un maggior ricavo per l’azienda.

Considerando questi fattori, diventare green non è più una questione di scelta. Sta diventando una necessità aziendale.

Noi in Baasbox, stiamo già provvedendo, ad utilizzare dei data center con il minor impatto ambientale e provvediamo inoltre a compensare la CO₂ emessa piantando alberi grazie al servizio offerto da Treedom.

Se sei curioso, puoi dare un’occhiata alla nostra foresta! Oppure entriamo in contatto da qui!

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