La storia mai raccontata delle Crypto.

Giugno 21, 2022 | di Federico Pacilli

La storia mai raccontata delle Crypto.

Il contante digitale senza nessuna Banca Centrale.

Ci sono storie che, nella loro assolutezza, restano fissate una volta per sempre. E storie avvincenti, delle quali non conosciamo ancora la fine, che si scrivono giorno per giorno. Come può essere, ad esempio, la storia delle cripto valute. Storia ancor più enigmatica se si pensa che del Bitcoin non solo restano un mistero gli sviluppi futuri, ma anche l’inizio. Chi l’ha inventato? Chi c’è dietro questa rivoluzione geniale e potente capace di ridisegnare l’ordine mondiale al quale siamo stati abituati dacché esiste la moneta? Di ripensare le nostre abitudini nel quotidiano? Di attribuire un valore nuovo alla parola valuta, spostandola su un piano altro? Quel digitale nel quale siamo via via più immersi ogni giorno e del quale, qui in Baasbox, ci alimentiamo progetto dopo progetto. Andiamo allora a ripercorrerla questa storia, fissandone le tappe fondamentali.

 

Dalla crittografia alle cripto valute.

Il termine cripto valuta porta già al suo interno la caratteristica che rende unico questo sistema. Una crittografia volta ad affrancarsi dai meccanismi di controllo di un’istituzione centralizzata – come può essere una banca o un governo – gestita da un network con tecnologie peer-to-peer, con l’aspirazione a costituirsi come una nuova tipologia di moneta capace di sostituirsi a quelle correnti. Un’idea che non nasce oggi, ma affonda le sue radici niente meno che nel corso della seconda guerra mondiale, quando la crittografia rappresentava una vera e propria arma, risolutiva per le sorti dell’intero conflitto. Ragion per cui fu proprio il governo statunitense a dichiararla ufficialmente tale, inserendola nella Munition List, la lista degli asset governativi sotto il controllo del Ministero della difesa. Un atto che la vietava, dunque, ai cittadini comuni, rendendola di sola pertinenza dell’esercito. Un divieto che – come tutti i divieti – non avrebbe fatto altro, di contro, che stimolare un processo libertario che avrebbe avuto, di lì a poco, sviluppi inimmaginabili.

 

Parola d’ordine: libertà!

Dalla seconda guerra mondiale, combattuta per cielo e terra, si sarebbe passati, negli anni Settanta, alla prima crypto war, ingaggiata da alcuni isolati ricercatori prima, poi dal Movimento Cypherpunk. Un movimento, questo, mosso da un’insaziabile desiderio di libertà individuale e volontarismo, acerrimo nemico di ogni forma di coercizione e di istituzione capace di minare l’autonomia dell’individuo. Il tutto in nome della massima trasparenza. Altra tappa fondamentale è stata la costituzione nel 1982 dell’International Association for Cryptologic Research (IACR), luogo d’incontro per tutti i ricercatori in ambito crittografico. Queste le parole, profetiche, del suo fondatore David Chaum: Un piccolo gruppo che utilizza e attinge ai dati raccolti nelle transazioni quotidiane dei consumatori potrebbe condurre segretamente una sorveglianza di massa, deducendo gli stili di vita, le attività e le associazioni degli individui. Una visione distopica del mondo che a noi invece, oggi, nativi digitali, sembra normale, abituati come siamo a vivere immersi in una realtà dove i nostri dati sono utilizzati dalle aziende alle quali concediamo moltissimi spazi della nostra libertà individuale.

 

Il Manifesto dei Cyberpunks e il nuovo significato di privacy.

Sulla scia della stessa idea di libertà alla base del Movimento Libertarian si innesta, nei primi anni Novanta, quello dei Cypherpunks: nome risultante dalla crasi di cypher, cifrario, metodo che consente la cifratura, e cyberpunk, genere letterario distopico in cui gli individui
potenziano il loro corpo attraverso la tecnologia. Sono i suoi attivisti a firmare, nel 1993, il Manifesto dei Cypherpunks, che così ridisegna i confini della privacy, dando alla parola un’accezione nuova: La privacy non è segretezza. Una questione privata è qualcosa che non si vuole che il mondo intero sappia, ma una questione segreta è qualcosa che non si vuole che nessuno sappia. La privacy è il potere di rivelarsi selettivamente al mondo.

Un discorso, questo, che non poteva che fare da apripista a un nuovo sistema di scambio immaginato dai cypherpunks, dediti alla costruzione di sistemi anonimi e alla difesa della privacy attraverso la crittografia. Finora, il contante è stato il principale sistema di transazione anonimo. Un sistema di transazione anonimo non è un sistema di transazione segreto.Un sistema anonimo consente agli individui di rivelare la propria identità quando lo si desidera e solo quando lo si desidera; questa è l’essenza della privacy. La moneta elettronica, dunque, come sistema fondante della difesa della privacy. I tempi erano maturi per la nascita, alla fine degli anni Novanta, di B-Money a opera di Wei Dai, anch’egli membro del movimento dei cypherpunks. Una moneta che funzionava in maniera decentralizzata e non poteva essere controllata da nessuna entità. Siamo agli albori del Bitcoin, del quale appunto B-Money rappresenta il precursore.

 

La salvezza del mondo affidata al Bitcoin.

Il 31 ottobre 2008 si presentava al mondo Satoshi Nakamoto, misterioso inventore del Bitcoin, pronto a fare il suo debutto da lì a due mesi con una missione quanto mai ambiziosa: sostituirsi, come moneta privata, alle monete pubbliche in uso. Era il 3 gennaio 2009 quando veniva generato il primo blocco che, sulla scia del fallimento della Lehman Brothers di pochi mesi prima, conteneva al suo interno la frase – titolo del Times di quel giorno – Il cancelliere sta per effettuare un nuovo salvataggio per le banche. Niente sarebbe stato più come prima. La missione della nuova moneta doveva essere, da subito, chiara a tutti: salvare il mondo, rifondarne uno nuovo, senza più una governance centralizzata ma distribuita, rendendo i suoi utilizzatori responsabili di loro stessi. Per essere, tutti, più consapevoli del nostro valore. Come individui, prima ancora che come cittadini inquadrati nelle istituzioni.

 

Il futuro delle cripto valute: uno scenario aperto.

Questa la storia come ad oggi la conosciamo. Ma cosa ci riserva il futuro? Le cripto valute sapranno trasformarsi in digital cash? O diventeranno una sorta di gold standard per valute di stato e monete private? O saranno invece considerate una sorta di oro digitale? bene rifugio contro la svalutazione delle monete pubbliche? asset finanziario al pari delle azioni? Ovviamente, oggi, non possiamo saperlo. E questa storia è avvincente anche proprio per questo. Perché ancora da scrivere. Affidata al codice degli sviluppatori, ai governi e alle persone comuni di là da venire.

 

Se ci hai letto fin qui, il tema delle cripto valute è sicuramente di tuo interesse. Approfondiscilo nel nostro podcast.

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