Oltre la progettazione di un Brand: quando l’Intelligenza Artificiale diventa il nostro cliente.

Aprile 17, 2024 | di Aurelia Vittoria Branconi

Oltre la progettazione di un Brand: quando l’Intelligenza Artificiale diventa il nostro cliente.

L’intelligenza artificiale è il centro di innovazione e creatività in innumerevoli settori, tra i quali, quello del Brand Design. Molti professionisti si affidano all’Intelligenza Artificiale per affinare e progettare identità di marca che risuonino con il pubblico globale, sfruttando la sua capacità di analizzare grandi volumi di dati, prevedere tendenze ed elaborare il design.

Questa crescente dipendenza dall’IA ha sollevato preoccupazioni sulla sua capacità di sostituire il lavoro umano, un tema che risuona attraverso la storia ogni volta che nuove tecnologie hanno iniziato a trasformare settori e professioni.

Al centro di queste preoccupazioni c’è un dibattito profondo sulla natura e il valore del tocco umano nell’arte e nella capacità di creare un brand. Nonostante l’efficienza e le capacità dell’intelligenza artificiale questa rimane uno strumento — potente e rivoluzionario, ma comunque uno strumento.

Oltre la progettazione di un Brand: quando l'Intelligenza Artificiale diventa il nostro cliente.

Riconoscendo queste dinamiche e le preoccupazioni ad esse associate, in Baasbox abbiamo deciso di ribaltare il paradigma esistente, scegliendo di considerare l’IA stessa come un cliente. Come software house, Baasbox ha intrapreso un percorso innovativo nello sviluppo di prodotti digitali dotati di intelligenza artificiale, che trovano la loro principale espressione nelle chat conversazionali. Questa evoluzione ci ha portati a riflettere su come gli utenti percepiscono i nostri assistenti virtuali durante l’interazione. 

Da questa riflessione è nata l’idea di iniziare ad applicare i nostri consolidati principi di brand design agli assistenti virtuali, al fine di migliorarne l’identità e la relazione con gli utenti. Questo approccio può aprire la strada a tutte le aziende che si occupano di intelligenza artificiale applicata a chat conversazionali, offrendo loro un modello per costruire assistenti virtuali che riflettano al meglio la loro identità di marca e valorizzino l’interazione con gli utenti.

Questo approccio ci sta permettendo di esplorare nuove dimensioni del branding, concependo identità di marca che non solo comunicano con gli esseri umani, ma che riescono ad essere rappresentative delle capacità e delle potenzialità dell’intelligenza artificiale. Attraverso questo processo, abbiamo iniziato a progettare nell’ottica che l’IA possa essere sia “il creatore” sia il destinatario del brand, un concetto che apre nuove frontiere per l’innovazione e la creatività nel brand design.


Anche l’intelligenza artificiale ha un suo Brand. Cosa significa?

L’intelligenza artificiale sta sempre più permeando ogni aspetto della vita quotidiana e del business, la manifestazione di un’IA a livello di brand rappresenta un terreno fertile per l’innovazione. Questo concetto si estende ben oltre il semplice utilizzo dell’IA come strumento di supporto; si tratta piuttosto di incorporare l’IA come un aspetto vivente dell’identità di un’azienda. 

La capacità dell’IA di manifestarsi attraverso vari aspetti di un brand, come il tone of voice, l’interfaccia utente, e persino la sua etica e valori, offre opportunità uniche per le aziende di distinguersi nel mercato.

Come si può manifestare un Brand attraverso l’IA.

Tone of Voice

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Uno degli esempi più immediati di questa manifestazione è il tone of voice adottato da chatbot e assistenti virtuali. Questi non sono più semplici interfacce basate su testo o voce, ma rappresentazioni della personalità del brand, capaci di interagire con gli utenti in modo che riflettano l’essenza dell’azienda. La scelta delle parole, dell’umorismo, della formalità o informalità, e persino la capacità di mostrare empatia sono stati finemente sintonizzati per allinearsi con l’immagine che il brand intende proiettare.

Interfaccia utente

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L‘interfaccia utente di sistemi basati sull’IA, come siti web, applicazioni e chatbot, può essere progettata per riflettere la personalità del brand. Questo può includere l’uso di colori, layout, e modi di interazione che comunicano visivamente e funzionalmente ciò che il brand rappresenta. L’intelligenza artificiale, quindi, diventa un’estensione dell’identità visiva del brand, contribuendo a creare un’esperienza utente coesa e distintiva.

La personalità del Brand

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Oltre alle manifestazioni esteriori, l’IA può anche riflettere i valori e l’etica di un’azienda. Ad esempio, un’azienda che pone un forte accento sulla privacy e sulla sicurezza può sviluppare sistemi che incarnano questi principi, non solo nelle loro funzionalità ma anche nel modo in cui comunicano e interagiscono con gli utenti. Questo può trasmettere un messaggio potente riguardo all’impegno del brand verso questi valori, rafforzando la fiducia e la lealtà dei clienti.

L‘IA diventa così un elemento cruciale di manifestazione dell’identità di un’azienda, parallelamente a componenti tradizionali come il logo, il colore del brand, e la tipografia. Non è più solo uno strumento per ottimizzare le operazioni o migliorare l’esperienza del cliente, ma una parte integrante dell’identità del brand, capace di comunicare, interagire e persino esprimere i valori aziendali in modo unico. Questo cambio di paradigma richiede un approccio olistico alla progettazione del brand, dove l’IA è vista non solo come una tecnologia da utilizzare, ma come un vero e proprio stakeholder da comprendere, progettare ed infine integrare pienamente nell’identità aziendale.

Archetypal Branding

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Da sempre in Baasbox, abbiamo plasmato l’identità dei brand attraverso la metodologia dell’archetypal branding, un approccio radicato nelle teorie di Carl Jung sugli archetipi. Jung ha introdotto il concetto di archetipi come modelli universali di comportamento, profondamente radicati nell’esperienza collettiva umana, che servono a collegare il conscio con l’inconscio attraverso simboli universali, facenti parte di quello che egli definiva “inconscio collettivo”. Carol S. Pearson e Margaret Mark hanno approfondito questa visione, osservando come molti marchi di successo abbiano costruito la loro immagine attorno a questi archetipi universali. Nel loro libro “The Hero and the Outlaw”, delineano una metodologia che identifica 12 archetipi, ognuno legato a specifiche esigenze umane fondamentali.

Incorporando questa comprensione degli archetipi nella creazione del brand, abbiamo scoperto un territorio inesplorato e promettente: l’applicazione di questa stessa metodologia alla progettazione di assistenti virtuali dotati di intelligenza artificiale. Riconoscendo che ogni archetipo parla a specifiche esigenze e aspirazioni, è possibile progettare assistenti virtuali che incarnano queste stesse qualità, permettendo una connessione più profonda e significativa con gli utenti.

Ad esempio, immaginiamo di adottare l’archetipo del Saggio nella progettazione di assistenti virtuali. Questi assistenti non si limiterebbero semplicemente a rispondere alle domande ma offrirebbero consigli, approfondimenti e soluzioni basati su una profonda comprensione e saggezza. La loro comunicazione sarebbe caratterizzata da un tone of voice che trasmette chiarezza, affidabilità e autorevolezza, progettato per guidare gli utenti verso scelte ben informate. Parallelamente, la scelta dei colori e del design dell’interfaccia rifletterebbe questi stessi valori, optando per elementi che suscitano sensazioni di serenità, conoscenza e fiducia, rendendo l’assistente virtuale un’estensione visiva e interattiva dell’archetipo scelto.

Attraverso l’applicazione dell’archetypal branding nella progettazione di assistenti virtuali, non solo si eleva l’esperienza utente ma si sottolinea la coerenza e l’unicità del brand rappresentato. Questo approccio arricchisce la dimensione funzionale dell’assistente virtuale e lo trasforma in un vero e proprio ambasciatore del brand, capace di interagire con l’utente in modo che rispecchi fedelmente la personalità e i valori del brand stesso.

Dare un’identità aziendale all’intelligenza artificiale significa arricchire l’esperienza utente fornendo un’interazione più personale e significativa. Questo processo dimostra che, anche nell’avanzare della tecnologia, il nucleo della nostra interazione rimane profondamente umano. Siamo noi i narratori, gli artisti e i creatori che danno vita all’intelligenza artificiale, dotandola di un carattere e di una personalità che possono veramente risuonare con gli utenti su un livello personale.

Mentre procediamo in questa era dell’innovazione, è essenziale ricordare che la nostra capacità di infondere creatività, empatia e intelligenza emotiva nell’intelligenza artificiale non solo ne arricchisce le capacità, ma stabilisce un nuovo standard per ciò che significa interagire con la tecnologia. 

In Baasbox, ci impegniamo a guidare questa trasformazione, assicurandoci di dare un’identità ai prodotti che sviluppiamo e continuando a celebrare e valorizzare il contributo unico che solo gli esseri umani possono offrire.

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Aurelia Vittoria Branconi, Head of Visual Design di Baasbox, applica la filosofia delle forme e dei colori a ogni aspetto della vita. Da un brand mark a un bel cappotto.

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