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Apple: tracciamento Covid-19 con l’ultimo aggiornamento di iOS

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Apple e Google hanno lavorato negli ultimi mesi per creare uno standard che possa aiutare con il tracciamento e la notifica di esposizione al Covid-19. Adesso l’azienda di Cupertino ha ufficialmente lanciato il suo servizio per tracciare il Covid-19 direttamente sugli iPhone. L’aggiornamento è disponibile da iOS 13.5 ed è stato potenziato con iOS 14.0 che è stato rilasciato da pochi giorni.

 

Apple lotta contro il Coronavirus con un sistema di tracciamento

 

L’opzione si chiama Exposure Notifications Express (ENE) e per attivarla è necessario cliccare su Impostazioni > Notifiche di esposizione e successivamente attivare le notifiche.

 

Il messaggio che appare di default nella schermata recita: “Le notifiche di esposizione sono disattivate. Se le attivi, l’autorità sanitaria della zona in cui ti trovi potrà inviarti notifiche in caso di potenziale esposizione al COVID-19.“. Questo messaggio è seguito da una rassicurazione in merito alla privacy degli utenti riguardo ai dati raccolti.

Inoltre, nella stessa schermata, è possibile selezionare una spunta agli “Avvisi sulla disponibilità”. Si tratta di un avviso che viene inviato all’utente se le notifiche di esposizione al Coronavirus sono disponibili nell’area geografica in cui si trova.

 

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Apple: come funzionano le notifiche di esposizione al Covid-19

 

Se attivate, le notifiche di esposizione al Coronavirus, generano un report settimanale che avvisa se si è entrati a contatto con persone positive al Covid-19. Questa nuova opzione integrata tiene un registro di 14 giorni di altri telefoni rilevati tramite Bluetooth e invia notifiche se qualcuno degli utenti risulta positivo al virus.

 

Ovviamente, l’avviso in caso di positività è deciso dalle autorità mediche locali e solo in seguito ad una eventuale segnalazione da parte loro viene inviata la notifica agli utenti. Alcuni consigliano di scaricare un’app sviluppata dalle autorità ma, la possibilità di utilizzare il sistema creato dalla Apple rende più semplice la gestione e l’analisi dei dati, oltre a comportare un deciso risparmio sui costi per lo sviluppo di un’eventuale app.

 

Nonostante l’opzione sia disponibile su tutti gli iPhone che hanno installato iOS 13.5, il servizio sarà attivo solo se e quando le autorità locali avranno dato disposizioni precise sugli avvisi e sul tipo di notifiche. Se in una zona il governo o le strutture sanitarie non hanno ancora aderito all’iniziativa, l’utente verrà informato.

 

Ad oggi, il servizio di Apple è stato già attivato nelle seguenti zone: Irlanda, Irlanda del Nord, Germania, Svizzera, Giappone, Arabia Saudita e Gibilterra. L’Inghilterra e la Scozia stanno per rilasciare un’app basata su un servizio simile a quello di Apple e Google. Negli Stati Uniti, solo 6 dei 50 stati offrono un servizio simile.

 

Anche Google sta per rilasciare un servizio simile e basato sullo stesso principio che sarà disponibile entro settembre per gli utenti Android.

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Apple: le polemiche sul tracciamento e sulle notifiche anti Covid-19

 

Quando questo tipo di tecnologia ha iniziato a essere implementata sui dispositivi, molte persone che potrebbero non aver prestato la giusta attenzione, si sono chieste perché ora hanno un’impostazione per “COVID-19 Exposure Logging” e se questo significa che il loro iPhone li sta monitorand.

 

C’è, comprensibilmente, una certa confusione riguardo a cosa significhi esattamente quell’impostazione e se sia un problema che Apple aggiunga una tale funzionalità anche senza che gli utenti lo richiedano.

 

Tuttavia, l’unica cosa che è cambiata è che le versioni più recenti di iOS (13.5 e successive) e Android hanno reso possibile agli sviluppatori di app di sfruttare la tecnologia Bluetooth per condividere chiavi crittografate che possono essere utilizzate per la notifica dell’esposizione al Coronavirus.

 

L’informazione importante è che nessun dato personale dell’utente o del suo dispositivo viene caricato con la propria chiave e il server non memorizza quelle chiavi, né esegue la decriptazione. Tutto ciò accade a livello di dispositivo.

 

Anche le informazioni trasmesse agli altri dispositivi, vengono notificate solo dopo un test positivo al Covid-19.

 

Da quando ristoranti, uffici, librerie e scuole hanno riaperto, si è creata una maggiore possibilità che qualcuno possa essere esposto proprio a soggetti positivi al Coronavirus. Si tratta di una funzione fondamentale, che consente alle persone che potrebbero essere entrate in contatto prolungato con qualcuno risultato positivo al Covid-19, di essere informate di quella potenziale esposizione e quindi di procedere col tampone.

 

Apple e Google hanno riconosciuto subito che la creazione di uno standard comune, che consentisse ai dispositivi iOS e Android di condividere le chiavi tramite Bluetooth, avrebbe fornito alle organizzazioni della sanità pubblica un potente strumento per combattere la diffusione della pandemia. Allo stesso tempo, entrambe le società tecnologiche si sono rese conto che lo strumento sarebbe stato utile in caso di utilizzo diffuso nella popolazione. Questo può accadere solo se gli utenti si sentono sicuri che la propria privacy sia protetta e che le proprie informazioni sanitarie sensibili non vengano raccolte da Apple o Google, o che non vengano archiviate su un server centrale, in particolare uno a cui il governo potrebbe accedere.